Bio-rivitalizzazione

Recentemente si è affermato il concetto di “Chirurgia Rigenerativa”, e il corrispettivo in termini di medicina estetica è senz’altro individuabile nella bio-rivitalizzazione.

In che cosa consiste?

“Si tratta della somministrazione di sostanze nutritive e ristrutturanti che vengono infiltrate a livello intra o sub-dermico, cioè appena al di sotto dell’epidermide, mediante delle iniezioni. I composti utilizzati contengono quantitativi variabili di acido ialuronico, multivitaminici e oligoelementi che vanno a stimolare la rigenerazione della pelle a partire dalla profondità, favorendo la sintesi del collagene che è, insieme al suddetto acido ialuronico, un costituente fondamentale della matrice extra-cellulare”.

Qual è l’effetto che si ottiene e quanto dura?

“Il miglioramento più eclatante riguarda texture, compattezza ed elasticità della cute, che appare più fresca, giovane e rilassata. L’effetto inizia a manifestarsi intorno alla terza seduta e non ha una durata prestabilita, nel senso che si scatenano reazioni biologiche che proseguono fisiologicamente, seppur in maniera meno accentuata, anche a distanza di tempo”.

A proposito di sedute: quante ne servono?

“Il trattamento ottimale prevede cinque sedute a due o tre settimane di distanza l’una dall’altra, a seconda della tolleranza individuale. L’ideale, per mantenere il miglior risultato possibile, sarebbe ripetere il ciclo due volte l’anno”.

Nel dettaglio, come si esegue la bio-rivitalizzazione? È dolorosa?

“Si praticano delle iniezioni con un ago molto sottile (persino più di quello utilizzato per iniettare la tossina botulinica) in tutto il viso, suddividendolo in aree estetiche: fronte, tempie, guance, mento e parte cutanea delle labbra. Il tutto dura meno di dieci minuti. La percezione del dolore è estremamente variabile da persona a persona, ma in genere viene riferito al massimo fastidio in alcune zone particolarmente sensibili”.

Qual è la differenza rispetto ai filler a base di acido ialuronico?

“Sono pratiche diverse per indicazioni, obiettivi e materiali impiegati: i filler sono composti di acido ialuronico reticolato, più o meno denso secondo necessità, e vengono utilizzati per riempire solchi e rughe o aumentare il volume di zone molto ben definite del viso, al fine di armonizzare i lineamenti; la bio-rivitalizzazione, invece, punta a migliorare lo stato di salute della pelle, senza azione localizzata in un singolo punto, e l’acido ialuronico che contiene è molto più fluido, privo di significato volumetrico”.

Quanti tipi di bio-rivitalizzazione esistono?

“Si trovano in commercio vari prodotti con cui è possibile effettuare la procedura tradizionale. Personalmente, utilizzo il Filorga NCTF 135HA, che ha sempre risposto alle mie aspettative. Alternative interessanti e potenzialmente sinergiche sono la bio-rivitalizzazione con Ozono, eccellente nello stimolare il microcircolo, e quella con autotrapianto di tessuto adiposo micronizzato, che però sconfina nell’ambito della chirurgia rigenerativa”.

Ci sono trattamenti cosmetici o farmaceutici che garantiscano lo stesso effetto?

“Nessuna crema né maschera può dare un risultato paragonabile alla bio-rivitalizzazione iniettiva, sia per la difficoltà che i principi attivi somministrati per via topica (applicazione) incontrano nell’attraversare la barriera cutanea, sia per l’azione benefica che i microtraumi derivanti dalle punture hanno sulla pelle”.

In che periodo dell’anno è meglio sottoporsi a un ciclo di bio-rivitalizzazione?

“Qualunque momento è buono, non ci sono controindicazioni relative a temperatura o esposizione solare”.

DR. GABRIELE MEVIO

Specialista in chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva

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